La  giovinezza di san Francesco D'Assisi

di fra Michele A. Ziccheddu ofm




Francesco tra le vanità del mondo


Parlare della vita di un santo non è mai semplice, quando poi si tratta di figure poliedriche come quella di Francesco d'Assisi, l'impresa assume un carattere ardito. Di Francesco è stato detto tanto e sono stati versati fiumi di inchiostro. Il mio tentativo non è quello di trovare delle novità o fare degli scoop che facciano spalancare gli occhi ai lettori /ascoltatori, ma semplicemente, quello di esaminare alcuni aspetti caratteristici della figura del santo di Assisi, emergenti dai racconti biografici. In particolare: Francesco prima e dopo l'incontro con il Signore.


Dalle Fonti Francescane sappiamo che Francesco nacque intorno all'anno 1181/82 in una cittadina della valle spoletana chiamata Assisi - cioè ascesi. Il nome della città, forse deriva dal fatto che il monte Subasio, anticamente diede rifugio a monaci eremiti, oppure per il motivo che la cittadella si trova su un rilievo che domina la valle sottostante. Assisi era una cittadina in forte sviluppo economico e demografico, intorno al 1200 contava circa 12000 abitanti, e non è poco! Segno evidente d'una viva attività produttiva e commerciale. Assisi era il punto di passaggio obbligato per le merci che transitavano dal mare Adriatico al Tirreno, di conseguenza la sua posizione strategica le consentiva di esercitare un certo potere tra le città limitrofe. Fu probabilmente uno scontro di potere che fece scoppiare la guerra contro Perugia, a cui anche Francesco partecipò e in cui fu fatto prigioniero.

Inoltre, Assisi batteva una discreta moneta d'argento. Durante la giovinezza di Francesco, era in atto una profonda rivoluzione socio-culturale, perchè il potere si spostava sempre più dalla campagna alle città, ed i comuni assumevano una fisionomia da città-stato, si circondavano di alte mura e di torri che svettavano sempre più alte, per mostrare a tutti l'egemonia delle famiglie proprietarie. 

L'aristocrazia latifondista perdeva gradualmente predominanza in favore di un nuova casta formata dai nuovi ricchi: le corporazioni dei mercanti, dei commercianti e dei creditori di denaro. A questo ceto in espansione apparteneva il nostro Francesco.


Francesco era figlio di un ricco mercante di stoffe: Pietro Bernardone e di una donna di origine francese di nome Pica. Fu proprio la madre, in assenza del padre, lontano per un viaggio di lavoro, a farlo battezzare con il nome di Giovanni, in onore di Giovanni Battista di cui era devota. Francesco è un soprannome dovuto al fatto che egli amava leggere le imprese cavalleresche narrate nelle chansons de geste, ma forse anche al piacere che provava nell'esprimersi in francese, lingua materna, ed ai valori romantici e cortesi della cultura d'oltralpe. (Non va dimenticato che il francese, allora era la lingua nobile e più diffusa, un po' come l'inglese di oggi - l'espimersi in francese era dunque segno di cultura e alto lignaggio e Francesco che non era nobile per natali, ma amava diventarlo, ci teneva a mostrarsi tale).


E' probabile, come era d'uso in quell'epoca, che Francesco frequentasse la casa d'un vicino dove venivano insegnati i rudimenti scolastici. Di certo aveva un buon livello culturale, si vede infatti, in alcuni passi delle fonti, che conosceva anche il latino. Questa scuola domestica, si trovava vicino alla chiesa di san Giorgio, dove qualche anno più tardi, sarà momentaneamente deposto il suo corpo, e che corrisponde attualmente alla cappella del ss. Sacramento in santa Chiara.


Francesco possedeva un carattere ambizioso e desiderava primeggiare in tutto. In un epoca di transizione dal feudalesimo al comune, dove la classe mercantile-commerciale acquistava sempre più credito e i ricchi crescevano di autorità, il nobile, pur se decaduto continuava ad affascinare la fantasia giovanile, è ovvio allora che anche Francesco sognasse di conquistare il prestigio nobiliare.

Ma il solo motivo che lo spingeva era la vanagloria: amava essere ammirato, circondato di attenzioni, invidiato e per farsi vedere le pensava tutte. Era schiavo dell'idolo dell'apparenza, oggi così attuale. Passano le epoche, ma in fondo il cuore dell'uomo è sempre in preda delle stesse passioni e lotte.

I suoi biografi fanno notare che Francesco si mostrava generoso fino all'eccesso, fino allo spreco e allo sperpero, non lo faceva per vera carità ma solo per farsi elogiare dagli altri e per mostrare ancora una volta il suo potere. Cercava la gloria mondana e viveva con la continua tensione al compiacimento. Voleva piacere a tutti e non voleva che alcuno lo criticasse. Per non sentirsi biasimato e deplorato, in casa cercava di agire il più rettamente e precisamente possibile, in modo che il padre fosse orgoglioso di lui e per non scontentarlo si ingegnava di raggiungere il successo come mercante, ed effettivamente era un validissimo commerciante. Dopo la conversione, a Foligno riuscirà a vendere quasi tutte le stoffe del magazzino paterno. Anche fuori di casa non perdeva occasione per farsi adorare dagli amici, offrendo lauti banchetti e feste, e mettendosi a capo di imprese e burlonerie, che lo rendessero popolare, che facessero conoscere il suo nome, che spargessero la sua fama per il mondo, voleva stupire tutti.

Perchè? Temeva di essere dimenticato, temeva di morire, temeva di non essere amato, dimostrava così tutta la sua reale insicurezza, anche se mascherata da arroganza e spavalderia. Dietro agli atteggiamenti arroganti spesso si nasconde una grande fragilità di carattere.

Soltanto con la conversione iniziò a perdere questa insicurezza, come gli apostoli dopo la Pentecoste, perchè il coraggio gli veniva dallo Spirito Santo: «la nostra forza viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra». La vera forza viene da Dio.

L'insicurezza spinge Francesco a cercare il consenso altrui, per accrescere la propria autostima. Francesco, come tanti ragazzi/e non si amano e si stimano poco, fondano la propria stima sulle rassicurazioni degli altri.

Così se il prossimo ci approva, siamo bravi e valiamo qualcosa, se ci critica e disprezza, non valiamo niente. Siamo degli elettrocardiogrammi viventi, ci esaltiamo se ci lodano e ci deprimiamo se ci disprezzano. Non abbiamo stabilità, procediamo ad alti e bassi. Ci convinciamo di essere come gli altri dicono che siamo. Ecco perchè abbiamo tanta paura del giudizio altrui.

Dopo la conversione Francesco dirà: quanto un uomo vale davanti a Dio, tanto è e non di più! Capisce cioè, che l'essere dell'uomo appartiene solo a Dio e che solo Lui lo conosce veramente. Noi non siamo ciò che dicono gli altri, non siamo neppure ciò che noi crediamo di essere, noi siamo come Dio ci vede. Francesco si spoglia davanti al padre e a tutta la città, perchè prima si è spogliato davanti a Dio, cioè ha gettato via ogni maschera e ogni difesa, si è lasciato giudicare da Dio, si è messo in trasparenza alla presenza del Signore, senza scuse e senza giustificazioni.

Solo quando abbiamo il coraggio di porci di fronte a Dio, così come siamo, con tutti i nostri pregi e difetti, iniziamo davvero a conoscerci, perchè soltanto Dio ci conosce fino in fondo e solo Lui può rivelarci chi siamo. Una volta Francesco, passò una notte intera a pregare dicendo: Signore, chi sei Tu e chi sono Io? Questo è l'atteggiamento giusto di chi davvero vuole crescere e conoscere la verità. La verità non è qualcosa, è Qualcuno. La verità è Colui che dissè: io sono la verità e la vita.

Francesco prima della conversione, era un mendicante d'amore. Come un cagnolino scodinzolante, andava dietro a chiunque potesse dargli un po' d'amore. Qualcuno che anche solo per un attimo, potesse farlo sentire accettato e amato, fargli sentire un po' meno dura la sua solitudine e un po' più sensata la sua esistenza. Voleva stare sopra tutti gli altri nella società, nell'illusione che questo l'avrebbe fatto sentire meglio e gli avrebbe procurato piacere e onore. Credeva che riempendosi di cose, ricchezze e piaceri e dominando sulle persone, il vuoto interiore si sarebbe colmato e la sua sofferenza intima sarebbe stata più sopportabile.

Francesco, come tanti di quelli che non hanno conosciuto Dio o che hanno preferito altri idoli a Dio, non sapeva amare e non era libero, tutta la sua fiducia era nelle sue ricchezze.

Che illusione terribile! Gesù ci mette in guardia: la vita dell'uomo, non dipende dai suoi beni!