CATECHESI
PENSIERI VARI
di fra Stefano Cogoni ofm
… ma voi chi dite che io sia?
Ieri
Erode.. si poneva la domanda, oggi è lo stesso Gesù che si rivolge a noi. Non
puoi tirarti indietro… devi dargli una risposta.
E’
bello che Gesù si interessi della gente… è bello che ci interpelli in prima
persona. Certo dobbiamo arrivare a dire
che cosa pensiamo, che esperienza stiamo facendo di Dio… che cosa produce in te
l’esperienza di Dio.
Si
tratta di aprire il nostro cuore e vedere che cosa ci portiamo dentro e
verificare a che punto siamo.
La
tua vita è un a ricerca che nasce dal bisogno di dare pieno senso alla
esistenza. Francesco si pone una domanda doppia quando inizia a comprendere la
sua relazione con Dio.
Il
cammino di Francesco verso Dio è un itinerario di conversione, un cammino di
minorità e di carità.
Nella
vita di Francesco Dio è una presenza particolare. Una presenza luminosa,
paterna, familiare, che imprime una direzione.
Quando
sei disposto a dare una risposta allora il tuo sì a Dio sarà il sì di chi crede che
in Dio c’è la possibilità del cambiamento.
Francesco
contempla Dio come un tu, un interlocutore personale… la tua preghiera?
Dio
per Francesco non è un tappabuchi che colma le sue miserie, le sue
insufficienze, i suoi bisogni. NO. Dio è il bene, tutto il bene, il sommo bene.
Prima
coglie Dio come l’Altissimo, poi lo contempla come il Dio che condivide la
storia degli uomini.
Vedi,
se vuoi conoscere Dio devi smettere di pensarlo come con il tuo cervello …
Ciò
che Francesco dice di Dio non è una dottrina ma è frutto, è il racconto di una
esperienza … racconta la gioia di essere stato cercato e incontrato da Dio.. un
incontro che ha cambiato la sua esistenza.
Tu
allora che cosa puoi dire di Dio? Sai che devi partire dalla tua vita? Sai che
la tua fede deve fondarsi sui doni che Dio ti ha fatto, per primo il dono della
vita?
Francesco
dove incontra Dio? Nel Signore Gesù Cristo. Per francesco Gesù è la via, la
verità e la vita; racconta la storia di Dio e chiama noi a vivere nella
libertà.
Seguire
Cristo oggi cosa vuol dire… significa conformare, assimilare la tua vita a quella di Cristo, fino a diventare la sua
biografia. Francesco è divenuto un
<<Alter Christus>>. Attenzione non si tratta di uno scimmiottare …
ma sarà espressione del tuo credere in lui con tutta la tua mente, tutto il tuo
cuore, con tutte le tue forze.
L’osservanza
del Vangelo non è altro che una risposta data. Infatti, dal giorno che
il Signore gli ebbe rivelato di vivere, lui e i suoi fratelli, in conformità al
vangelo, decise e si impegnò a osservarlo alla lettera, per tutto il tempo
della sua vita. (Leg. Perugina4)
Francesco
offre al mondo come riferimento di vita la paternità di Dio. Questo potrà aiutarci a vivere la nostra come
un dono per i fratelli… se incontrerai un fratello in difficoltà lo amerai in
nome di Dio perché tu stesso sei stato amato da Dio per primo. .
Puoi
scoprire la paternità di Dio, puoi aprirti al fratello nel momento in cui
assumi lo stesso atteggiamento e
comportamento del Signore.
1
Cel. l’uomo di Dio si era abituato a cercare non il prio interesse …
per questo si teneva lontano dalle sollecitudini terrene… viveva assorto nel
Signore. In completo annientamento di sé, dimorava a lungo come nascosto nelle
piaghe del Salvatore.
Francesco
vive alla presenza del Signore. Egli vive in uno stato di docilità di fronte a
Dio e al suo progetto di salvezza. A questa presenza di Dio, che è luce,
sicurezza, amore, stimolo per la testimonianza, sollecitudine a una vita di
fede, Francesco dà il nome di Spirito del Signore. E’ lo Spirito che dimora
nella persona e gli dona la certezza di appartenere a Dio come figlio.
Comprende che lo stesso Spirito intercede per l’uomo guidandolo a realizzare la
parte migliore di se stesso.
Allora
Francesco vede Dio come TRINITA’. Dio per Francesco è il Padre e il Figlio e lo
Spirito Santo che insieme, sono creatore, redentore salvatore di tutta
l’umanità. Francesco si sente guidato da queste tre persone. Solo così anche tu
potrai capire che cosa vuole Dio da te. Signore che cosa vuoi che io faccia?.
<<Combatti la buona
battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato
chiamato e per la quale hai fatto la bella professione di fede davanti a molti
testimoni>>
Con
queste parole, Paolo, rivolto a Timoteo ci svela una grande verità, che
<<raggiungere la vita eterna>> non è frutto di sforzi umani, ma
solo dono di Dio. Decidersi per Dio, rendergli testimonianza vuol dire che noi
concretamente testimoniamo che Dio ci ha afferrati e chiamati a combattere il buon
combattimento della fede.
Oggi
Vedete
questa sera potremo sbrigarcela facilmente proponendo un bel discorsetto di
tipo sociale e assistenziale.
Alla luce di questa Parola, alla fine della
messa, potremo pure consegnare dei soldi a quel povero che
sta fuori e così ci metteremo il cuore in pace.
Troppo
semplice! Non vedi che il Signore vuole condurti a vivere una relazione con lui
matura, lui ti tratta da adulto. Noi siamo molto sbrigativi … ma lui con noi
pazienta … spesso sta al nostro passo, torna indietro … desidera che
raggiungiamo la libertà e viviamo una felicità piena.
Questo
oggi è possibile. Ma a partire da quanto tu desideri vivere seriamente la tua
scelta per il vangelo. Ricordate Madre Teresa … prima di andare dai poveri
stava più e più di quattro ore in preghiera.. Vuol dire che tu puoi fare
qualcosa per te che sei il primo povero..e per glia altri se ristabilisci un
giusto equilibrio con il Signore.
Luca
nel suo Vangelo vuole mettere in evidenza la frattura tra la vita spensierata
del ricco e la miseria del povero coperto di piaghe, sdraiato alla porta.
Il
vero povero è il ricco.. non è arrivato a comprendere il mistero profondo del
cuore di Gesù. Un cuore pieno di compassione. Un cuore capace di stare vicino
al cuore del povero.
Lo
stesso vale per il popolo di Israele nel Libro di Amos. Il profeta usa parole
terribili.. Il popolo sperava la salvezza in un monte. Amos condanna la fiducia
magica in un luogo, considerato come portatore di salvezza. In positivo Amos,
guarda il mondo, con lo sguardo dei poveri e ci ricorda che l’ingresso nel
regno di Dio non avviene per vie intellettuali, ma per scelte responsabili .
Non
dobbiamo scandalizzarci o beffeggiare i nostri fratelli che ci hanno
preceduto.. poiché anche noi spesso ci costruiamo delle nostre sicurezze e
ricerchiamo sfrenatamente la gioia e la felicità! ..I nostri idoletti???
Da
buoni figli di Francesco come non andare a pescare e ricercare in lui ciò che
il Signore può fare anche con noi?
Ci
insegna prima di tutto quanto sia importante non la quantità esteriore di povertà da osservare e
rispettare ma la qualità, la profondità, la verità di tale povertà.
A
Roma Francesco si spoglia e si veste da povero.. questo indossare abiti da
mendicante sopra un cuore ricco, da colui che aveva la sua vita in mano, la sua
volontà, ogni decisione e potere, gli appare
subito insufficiente.
Proprio
il tendere la mano per chiedere l’elemosina in Francesco scatenano il desiderio
di aprirsi all’azione dello Spirito.
Vedete
fratelli ciò ci permette di essere dei ricercatori della nostra verità ultima.
Il
cuore indurito diventa una tomba … una tomba con delle pareti profonde che ci
impedisce di instaurare delle relazioni serene, ci persino stranieri a noi
stessi e ai fratelli nel bisogno.
Ecco
a questo tipo di cuore dobbiamo tendere tutti noi. E’ il cuore povero che vuole
amare, vuole uscire dalla prigione di se stesso.. sarà un esodo che durerà
tutta la vita!
Fratelli
la parola di Dio di questa domenica ci stimola a rientrare in noi stessi e
ricercare dove risiede il nostro cuore, dove siamo poggiati, che cosa ci
blocca, quali sono i nostri idoli.. dove rimettiamo la nostra sicurezza.
Nel
cuore libero, lo spazio per Dio si dilata, e Dio riempie questo spazio al unto
da ritrovarsi a fare delle per sé e per i fratelli che sono secondo la logica
del vangelo.
Per
Francesco la povertà evangelica, è questa nuova, stupenda ricchezza dell’amore
di Dio.
E
poiché Francesco ha sperimentato molto concretamente quanto sia facile che la
ricchezza materiale, l’abbondanza dei beni, il denaro, prendano il posto di
Dio; chiudano il cuore dell’uomo nella sete del possesso, siano fonte di
affanno, di gelosia, di invidia..
..poiché
questa è stata la sua esperienza non può che scender fino al livello più basso
della povertà, quella materiale: libertà da ciò che lega, dai beni di questo
mondo, da ciò che impedisce di riposare confidenti nella mano del Padre dei
cieli che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo.
E’
il signore che dobbiamo seguire nella via della povertà..la sua Parola ci può
indicare il percorso giusto..per poi introdurci dentro gli abissi del nostro
cuore dove si nasconde la nostra vera ricchezza, il nostro io!
Non
possiamo e non dobbiamo cedere alla tentazione di rinchiudere il nostro Dio in
una forma nostra di povertà. Siamo noi che dobbiamo entrare nella sua forma..
nella sua logica. Francesco non sceglie di non avere, ma sceglie di essere povero
Francesco
no disprezza nulla anzi.. ma ha incontrato la più grande ricchezza a sufficienza , Dio Padre!
La
logica nuova è quella del pane e del vino.. della povertà che diviene il suo
corpo e il suo sangue che ci vengono offerti ancora una volta questa sera per
la nostra santificazione.. per unirci a Cristo Buon pastore che offre la vita
per le sue pecore.. per noi suoi fratelli..
E’
la logica del dare al fratello.. ma condividendo le sue sorti, entrando nella vita del fratello povero come
dentro un santuario.. lì si nasconde il Cristo povero e crocifisso, il Cristo
che in quel fratello mendica il nostro amore!
Preghiamo
affinché non ci capiti di sentirci porre la stessa domanda fatta da Dio a
Caino: <<Dove è tuo fratello Abele? Egli rispose: Non lo so; sono forse
io il custode di mio fratello?
<<Poiché chi è il più
piccolo tra voi, questi è grande>>.
Santa
Teresina di Gesù bambino e San Francesco. Entrambi hanno scoperto il segreto
del Vangelo attraverso la via dell’umiltà e della piccolezza.
Una
dentro il Monastero diviene faro di luce per tutte le altre sorelle e Francesco nell’esperienza della vita
fraterna diviene autentico praticante del vangelo della carità.
Entrambi
hanno sperimentato che solo attraverso un’autentica accoglienza del diverso da
noi era possibile rivivere gli stessi sentimenti di compassione e di amore di
Gesù.
Come
Francesco arriva a vivere il vangelo della misericordia e dell’accoglienza del
fratello più povero e più piccolo?
Prima
di tutto solo per volere di Dio. Francesco riconosce che l’esperienza di
incontro e accoglienza dei fratelli non poteva dipendere da uno sforzo umano ma
da un volere e un unico progetto di Dio.
<<Il
Signore mi donò dei fratelli>>: questo accogliere un dono è precisamente
l’origine della forma di vita francescana.
Da
questo nasce lo sguardo positivo, pieno sempre di speranza e di fiducia, posato
sul fratello che vive accanto a noi.
I
nostri fratelli … ci sono dati, non li
abbiamo scelti .. quindi il vincolo che stringe la fraternità è ben più forte
di quello della carne e del sangue, perché è creato direttamente da Dio, è
eterno come è eterno Dio, non finirà mai!
La
tenerezza che Francesco usa e chiede nei rapporti tra frati fa riferimento alla
stesa tenerezza della madre, rapporto possibile su questa terra:<<Se una
madre nutre e ama il proprio figlio carnale, con quanta maggior cura uno deve
amare e nutrire il suo fratello spirituale>>
Ancora
una volta ci troviamo nel cuore stesso del Dio dell’alleanza che si china sul
suo popolo: << Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non
commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si
dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai!!>> ISAIA 49,15
La
fraternità, che nasce alla luce del vangelo odierno, è il luogo dove ciascuno
ha disegnato il suo fratello, ogni fratello, sul palmo della mano.
Ciò
che sostiene e dà fondamento al modo di amare il fratello, ogni creatura è
proprio il Vangelo.
<<La
vita e la regola dei frati minori è questa, vivere il santo Vangelo di Nostro
Signore Gesù Cristo>>.
Questi
uomini si sentono fratelli in cammino. La loro gioia è la gioia di Dio, la loro
preoccupazione è il servizio per i fratelli.
Sono
chiamati a seguire con fedeltà e precisione i gesti di Lui, a partire
dall’offerta totale di amore per gli uomini … dove lavare i piedi al fratello
significa porre interamente se stesso in ascolto della sua vita, del suo
desiderio, del suo bisogno e condividere con lui il proprio pane.
Chi
si fa piccolo come un bambino.. è la semplicità di colui che accoglie la sua
vita, la vita del fratello, ma tutta la realtà che lo circonda in una maniera
nuova ... non in autogestione.. ma come il bambino che sa dipendere dagli altri
perché ha bisogno.. riconosce che da solo non riesce ancora!
Allora
per concludere non dobbiamo meravigliarci della situazione che si crea nella
relazione tra Gesù e i discepoli.
Non
discutere su chi sia il più grande.. Non è un male tutto questo.
Dio,
nostro Creatore, ci ha messo dentro questo desiderio di grandezza, perché
dobbiamo trovare la grandezza vera.
La
logica del vangelo è un po’ strana.. servire, essere ignorato, essere
disprezzato è grandezza maggiore che essere servito, onorato al di sopra degli
altri.
Essere
piccoli per servire i piccoli.. Gesù si è fatto piccolo per noi.. quando ha
offerto se stesso liberamente per te!
Un
ultimo richiamo del Vangelo: la tolleranza ..
se
ami il fratello.. sei pure capace di aspettarlo e non pretendi che sia diverso
da quello che è.. così voleva Francesco!
C’è
una fraternità o meglio uno stile fraterno che noi possiamo recuperare negli
ambienti dove viviamo e lavoriamo.. perché possiamo amare alla maniera di Dio..
in una maniera libera e liberante..
Questo
sarà l’impegno di questi giorni per camminare alla sequela di Gesù accompagnati
dal nostro amico Francesco!
Cercare
sempre in ogni occasione di cogliere nel fratello il valore grande della sua
altissima dignità, l’essere Figlio di Dio!
<<Gesù si diresse
decisamente verso Gerusalemme>>.
Siamo
ormai nel tempo dell’azione.. le parole sono finite. Gesù si trova ormai nella
condizione assoluta di rivelare la sua missione attraverso questa sua
decisività nell’andare incontro alla morte a Gerusalemme.
Fratelli
miei Gesù non è un masochista, uno che vuole soffrire per forza e farsi del
male. Gesù vuole stare in obbedienza al Padre.
Gesù
vuole condurci oggi a comprendere che il Progetto di Dio nella nostra vita
passa necessariamente attraverso una purificazione e una liberazione.
Che
vuol dire obbedire, obbedire a al progetto del padre?
Innanzitutto
un analisi filologica ci porta a dire che l’obbedienza si può vivere se ti
disponi all’ascolto.
Sì..
se ascolti puoi arrivare a comprendere ciò che Dio vuole da te. Occorre una
disposizione d’animo direi non poco superficiale..
Sarà
un ascolto che poi si traduce in azione. Non un ascolto umano attraverso il
timpano.. ma l’ascolto biblico è riferito al coinvolgimento totale della
persona.
Gesù
si lascia interpellare totalmente dal progetto del Padre, non teme di andare
incontro alla morte!
Per
questo deve essere una scuola .. così come lo è stato per i primi discepoli.
Gesù da buon fratello si è reso disponibile affinché i suoi potessero
comprendere..
Oggi
vediamo come Francesco d’Assisi è riuscito ad ascoltare la voce del Padre dei
cieli e come ha obbedito alla sua volontà.
Noi
pensiamo di essere liberi. Ma non lo siamo. Purtroppo siamo ancorati alla
disobbedienza dei nostri progenitori, Adamo e Eva. Loro desideravano essere
liberi non accogliendo la proposta di Dio.
Volevano
competere con Dio, questa tentazione per noi è quotidiana. Decido io per la mia
vita!!! Quante volte..
Non
aver paura anche Gesù dovette affrontare questa tentazione del maligno.
Francesco
entra in crisi.. inizia a modificarsi quando ha lasciato che lo sguardo di Dio
si incrociasse con il suo. Solo da
allora la motivazione della sua obbedienza era divenuta Cristo, la cui voce ha
sentito a San Damiano.
Nel
Gestemani Gesù si rivolse al Padre: <<Abbà, Padre! Tutto è possibile a
te, allontana da me questo calice, però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi
tu>> MC 14,26
Ecco
il segreto dell’obbedienza, ecco quel si diresse decisamente.. ecco allora tutta
decisi visitò di Francesco nel voler fare solo ciò che vuole Lui!
<<
ciò che tu vuoi>> è la parola risolutrice della vita dell’uomo, perché ci
obbliga ad uscire sempre da noi stessi, ci ricorda che c’è un TU con il quale
dobbiamo relazionarci, ci pone di fronte a ciò che non è nostro, per farci
accogliere una realtà diversa da quella che noi ci costruiamo.
Gesù
fece così dice Francesco, nella Lettera a tutti i fedeli, per lasciarci l’esempio, perché ne seguissimo
le sue orme …
Pensate
un po’.. Francesco è un uomo concreto lo abbiamo conosciuto un pochino in
questi giorni: l’obbedienza di Cristo fino alla morte lo porta alla meditazione
della Passione di Cristo, al pianto sulla croce: tutto si fonde nella
contemplazione dell’Amore non amato.
Fratelli
miei è grazie all’obbedienza di gesù in croce che noi possiamo vivere nella
pace! Grazie alla disponibilità di Gesù noi possiamo seguire la voce del Padre.
Gesù
ci ha dato l’esempio .. ha reso vicino a noi la voce del Padre.. chi vede me,
vede e ascolta il Padre!
L’obbedienza
di Gesù paga la disobbedienza di Adamo ed Eva.
Francesco
nel saluto alle virtù.. così saluta l’obbedienza: Signora santa carità, il
Signore ti salvi con la tua sorella, la santa obbedienza.
Nel
commento al padre nostro, Francesco mentre commenta le parole:<< sia
fatta la tua volontà>> dice: affinché ti amiamo con tutto il cuore,
sempre pensando a te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre
intenzioni e in ogni cosa sempre cercando il tuo onore. E con tutte le nostre
energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non
altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti
con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e
compatendoli nei mali e non recando offesa a nessuno
Carità
e obbedienza vanno insieme! Gesù obbedisce dirigendosi decisamente verso
Gerusalemme perché il suo scoppia d’amore.. vuole compiere la volontà del Padre
per amore.. ecco non a caso ma con un fine ben preciso!
Possiamo
concludere dicendo : il Cristo è povero e crocifisso perché obbediente al
Padre; Francesco è povero e stimmatizzato nella carne, perché obbediente, come
Cristo, al Padre.
Francesco
ha accettato di essere simile, della stessa statura di Cristo, per obbedire a
Dio e per amore dei fratelli!
Dio
Padre, accogliendo la disponibilità di Francesco, lo ha reso simile a Cristo
suo figlio donandogli l’ultimo sigillo, le stimmate, che lo hanno reso immagine
del suo Figlio.
Questo
fratelli è un invito che Gesù ci fa perché possiamo avere la vita, quella vera
che può permetterci di essere già beati qui su questa sera.
Francesco,
padre, fratello, amico: parlando di lui, celebrando lui abbiamo celebrato il
mistero pasquale di Cristo che risplende glorioso in San Francesco: risplenda,
nel nostro volto, come nel suo, la luce dell’immagine del Figlio di Dio.
Abbiamo
accolto l’invito di Gesù a seguirlo e ci siamo lasciati interrogare dalla
Parola per trovare risposte per la nostra vita.
Questo
abbiamo detto.. è l’atteggiamento giusto del discepolo.. di colui che dal
maestro buono vuole imparare e conoscere. Il discepolo si lascia formare dalla
Parola.
Abbiamo
compreso che ci possiamo costruire come discepoli solo prendendo la forma di
Gesù Cristo attraverso la disponibilità ad accogliere una Parola nuova per la
nostra vita.
Il
discepolo poi è colui che segue. Certamente! Una volta compresa quale è la
direzione non ci resta che intraprendere un cammino nuovo. Un cammino nuovo
alla sequela di Gesù.
Veniamo
così stimolati a metterci in un cammino attivo, in un cammino che ci rende
liberi.
Incontrare
Gesù Cristo come via, verità e vita.. significa incontrare qualcuno che ti
mette radicalmente in discussione. Solo
accettando questo puoi arrivare alla verità della tua vita.
<<Prendete
il mio giogo su di voi>>
C’è
dietro questa richiesta tutto il contenuto del seguire: si prende il giogo
insieme, si cammina insieme.
Questo
vuol dire che tu ti farai Cireneo del Signore.. Si cammina insieme verso la
risurrezione.
Tante
volte però diciamo << ma chi me lo fa fare>>?
Bè
lo diciamo perché siamo ancorati all’uomo vecchio! Siamo ancora segnati dalla
nostra mentalità vecchia..
Per
questo ci sono i Santi. Per aiutarci a comprendere che è possibile vivere il
Vangelo, che puoi vivere orientandoti,
giorno dopo giorno, al Signore.
Il
segreto della santità di Francesco d’Assisi ci viene svelato attraverso questa
liturgia della Parola. Francesco durante il suo pellegrinaggio terreno comprese
che per vivere di Cristo bisognava farsi necessariamente piccolo!
Una
piccolezza non equivalente alla
spensieratezza, alla superficialità, alla inesperienza.. ma una piccolezza
strettamente connessa con la purezza del cuore.
Sì
la purezza del cuore è la necessaria condizione per essere piccoli. Quanto più
il tuo cuore è semplice, trasparente tanto più è possibile raggiungere il
livello di piccolezza evangelica.
Francesco
poi ha compreso bene che il segreto della felicità dipendeva da un intima
relazione con Gesù che proiettava immediatamente ad una relazione intima con Dio Padre!
Ormai
abbiamo capito che Francesco ha avuto il privilegio di divenire il gemello di
Gesù povero e crocifisso.
Rileggendo
il suo Testamento come non sentirsi trasportati con la mente, il cuore, lo
spirito allo stesso testamento di Gesù.. come il tralcio non può dar
frutto se non è unito alla vite, così
voi.. Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi.. Questo vi ho detto
perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena; nessuno potrà
togliervi la vostra gioia>>.
Francesco
in tutta la sua vita ha sentito dal Signore una unica Parola di verità:
<<SEGUIMI>>.
Tante
volte il Signore gli chiese di seguirlo. A san Damiano Cristo gli chiese di
seguirlo per restaurare la sua chiesa. Alla Porziuncola ancora la voce si fece
forte <<Seguimi>> attraverso un progetto di vita evangelico per lui
e per i suoi frati. Alla Verna con l’ultimo sigillo Cristo ha detto il suo sì,
il suo amen, approvando il desiderio e la vita di Francesco.
Ecco
allora che la vita di Francesco diventa una benedizione, una presenza operante
di Dio nella sua vita.
Così
Francesco oggi a noi può solo raccontarci il miracolo che è accaduto nella sua
relazione con Dio. Una relazione fondata in un costante rapporto con
Come
Ecco
il santo. Ecco l’uomo: non distrutto e schiacciato dal suo niente, ma lieto,
innamorato per la presenza e la fedeltà del suo Signore che ha <<ha fatto
cose grandi>>.
Francesco,
accompagnato da sorella morte va incontro a Cristo con questi atteggiamenti,
dice Celano: <<ogni giorno, anzi ogni momento affiorava alle sue labbra
il ricordo di Cristo; con quanta soavità e dolcezza gli parlava.. la bocca
parlava per l’abbondanza dei santi affetti del cuore.. era davvero molto
occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle
orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre
membra>>
Francesco
ha cercato Cristo, ha voluto Cristo, ha amato Cristo. E’ perché ha desiderato
Lui con tutto se stesso che Francesco è stato capace delle più grandi rinunce e
penitenze scegliendole con la semplicità dei piccoli.
Ecco
perché nel suo canto ora può unire in
una sola nota il sole e la morte!
Ecco
cari fratelli e sorelle abbiamo cercato di comprendere qual cosina della vita
di un uomo che ha saputo fare di Dio il centro della sua vita.
Francesco
si è fatto piccolo, minore, umile e povero, contento di Dio solo. Ha scoperto
che il vangelo vissuto senza sconti rende creature nuove, persone risorte,
partecipi della vera umanità del Figlio di Dio e quindi autentici servitori dei
fratelli, di tutti i fratelli.
Fratelli
miei Francesco è diventato la benedizione vivente del Padre, poiché di nulla si
è appropriato, ma -da minore, piccolo- tutto ha restituito a Lui, riconoscendo
in Dio, l’unico datore di ogni dono perfetto .
Davvero
il Signore ci aiuti sempre a fidarci di Lui che ci invita e possiamo renderci
disponibili alla sua scuola di discepoli, così come Francesco! << Venite
a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò >>

